Mori Mariko

I primi lavori rispecchiano la sua condizione personale, in quanto donna all’interno della società giapponese: Subway (1994), Play with Me (1994), Tea Cerimony III (1995), Birth of a Star (1995). In seguito è passata dalla persona ai luoghi, trattati come metafora di un incontro fra universi contrastanti: la sirena di Empty Dream (1995), l’esistenza quasi irreale di Miko no Inori (1996), Nirvana (1996-1997). Infine, compie un viaggio nei territori della magia e dell’ignoto: Entropy of Love (1996), Burning Desire (1996-1998), Kumano (1997-1998), Alaya (1998). Il punto d’arrivo è Dream Temple, con il quale si allontana dalla “spettacolarizzazione di se stessa” e cerca di abbozzare un linguaggio architettonico mediante il quale sia possibile “entrare” nella sua coscienza. Riguardo all’uso nelle sue opere delle più moderne tecnologie per comunicare e creare, l’artista spiega: Di fatto è un centro virtuale, nel quale si possono vanificare tutte le tensioni, nel quale ci si può liberare dai conflitti e dai residui per giungere al massimo grado di felicità con se stessi. Da sempre ogni civiltà, da Occidente a Oriente, ha sognato il luogo ideale della Bellezza e della Purezza, uno spazio immaginario che è un non luogo (ou-tópos) e un luogo felice (eû-tópos). Anche la tecnologia insiste nel definire l’assente, il centro sconosciuto che si nasconde dentro di noi. L’arte e la tecnologia cercano il nuovo o il futuro imminente, condividono le stesse ansie e le stesse condizioni, aspirano a risolvere l’essenza dei problemi esistenziali. In questo senso lo sviluppo della tecnologia sembra legato al fatto di rendere possibili le utopie umane. Anzi, il pensiero di un luogo utopico è stata la vera spinta allo sviluppo tecnologico. L’idea del Dream Temple è legata all’interesse a immergermi sempre più nella coscienza; questo è il fulcro centrale del lavoro. Quasi a raggiungere un livello sotterraneo della consapevolezza, come quando i filosofi parlano di un’esperienza subconscia della realtà. La visualizzazione attraverso le tecnologie, come la computer graphic e i sistemi virtual reality, mi serve a concretizzare uno spazio in cui sia possibile, mediante un’esperienza visuale e uditiva, guardare in se stessi – uno spazio meditativo. Mori inizia a lavorare intensamente nella metà degli anni ‘90, realizzando fotografie di grandi dimensioni che la ritraggono in abiti da lei stessa disegnati mentre rappresenta diversi ruoli di giovane donna nello spazio urbano contemporaneo. Questi lavori innovativi, che da un lato esprimono una visione critica della società e dall’altro possono essere considerati come una sorta di allegorie, hanno rapidamente fatto di lei la più promettente giovane artista giapponese. In seguito Mori ha proseguito la sua attività introducendo significativi cambiamenti nel suo stile e espandendo i propri confini di espressività. Per questo motivo si è servita della tecnologia più avanzata, come fibre ottiche, per realizzare oggetti e immagini tridimensionali, alla quale affianca, in opere quali Nirvana e Dream Temple, elementi tratti dalla cultura tradizionale giapponese. Il lavoro di Mori Mariko, sebbene basato su una profonda riflessione dedicata al significato del fare arte, esprime un forte senso di libertà nell’uso dei media e dell’immaginario caratteristico della sua generazione. Le sue immagini sono di una bellezza ricca e seducente che dona grande piacere a chi le osserva. Il linguaggio dell’artista, che ha presentato le sue opere in tutto il mondo riscuotendo un forte consenso, è fondamentalmente radicato nell’osservazione attenta e nella profonda comprensione della società e della cultura giapponese. Per questo motivo questa mostra rappresenta un evento particolare perché offre al pubblico giapponese l’opportunità di esaminare il suo lavoro proprio in relazione a questo particolare aspetto.

fonte: http://www.wikiartpedia.org/index.php?title=Mori_Mariko

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