Francesca woodman

C’è nella fotografia di Francesca Woodman tutta quell’irrequietezza e quel genio che hanno portato questa giovanissima e sorprendente artista statunitense a togliersi la vita a soli ventidue anni, gettandosi dalla finestra dello studio newyorkese nel quale lavorava. Era il 19 Gennaio 1981, e Francesca aveva appena pubblicato la sua prima ed unica collezione di fotografie, dal titolo Some Disordered Interior Geometries (Alcune disordinate geometrie interiori). Questo titolo, unito al biglietto che lasciò ad un amico, aiutano a comprendere come la sua mente fosse percorsa da fitte emozionali e da un crescente disagio, che riversava nelle sue immagini grezze, a tratti disturbanti, ma terribilmente cariche di passione ed eleganza. Ella scrisse infatti: “Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate.”

Nata a Denver il 3 Aprile del 1958, studiò anche in Italia nel 1977, e si trasferì a New York nel 1979. Nel 1980 cadde in depressione a causa del lavoro e di una relazione amorosa improvvisamente interrotta. Furono queste le motivazioni che probabilmente la portarono alla scelta tragica compiuta l’anno dopo.

La Woodman utilizzò sempre il bianco e nero, con esposizioni lunghe o doppie esposizioni che le permettevano di partecipare attivamente alla scena e divenire, nella maggioranza dei casi, il soggetto. La sua è una fotografia fatta di corpi e anime, di visi nascosti con vergogna e nudità mostrate senza pudore, di stanze distrutte e tempo che scorre inesorabile, di decadenza e di sfumare. È una fotografia carica ma non melodrammatica, anzi fortemente incisiva e malinconicamente brutale. Ma è soprattutto una fotografia di ricerca di un’io fragile verso il quale l’Artista è sia vittima che carnefice, in bilico tra realtà e finzione, psicologia e gesto, verità e sogno.
Le sue immagini costituiscono splendidi frammenti testamentari, che aiutano passo dopo passo a ricostruire il percorso tormentato ma estremamente affascinante di questa giovane ragazza dall’animo nobile e devastato. Sono inoltre pezzetti che caratterizzano una certa tipologia di personaggio femminile, non come stereotipo, ma come soggetto che pensa, agisce e si emoziona: non è la costruzione di un modello ad essere al centro dell’opera di Francesca Woodman, quanto la realizzazione di un dialogo con se stessa. Sono questi i motivi che hanno reso il suo lavoro qualcosa di immortale, e le hanno permesso di entrare nell’olimpo delle grandi nonostante il percorso triste ed infinatamente breve della sua esistenza.

Fonte: http://imag.altervista.org/2009/07/13/lanima-fragile-di-francesca-woodman/

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