Jemima Stehli

La specularità dell’immagine della Stehli non è però solo legata all’autoscatto o alla copia, ma anche alla citazione, al remake con cui lei stessa si è insinuata nelle opere di Allen Jones, di Francis Bacon o di Helmut Newton. Con guanti e stivali in pelle nera, cinghie e tacchi a spillo da abbigliamento sadomaso, Jemima Stehli ripropone la versione live di “Chair “ e “Table” di Allen Jones del ’69, oppure il calco perfetto – nudo e vestito – della quarta figura a destra di “Sie Kommen” di Helmut Netwon dell’81. In questo archivio di ‘fotografia e sesso’ la Stehli non poteva non incontrare un altro grande della scena britannica come John Hilliard, l’autore della fotografia concettuale e in particolare di Camera Recording Its Own Condition (1971) in cui viene registrato l’atto stesso del fotografare: dunque un vero e proprio referente speculare del lavoro della Stehli.

Controllo, potere e desiderio sono il soggetto di queste immagini dall’ambiguità calcolata, in cui sguardo maschile e femminile, presentazione e sottrazione, soggetto ed oggetto, corpo nudo e vestito, sono sempre indissociabilmente presenti.

fonte: http://www.artragallery.com/jemima-stehli-john-hilliard.htm

sito: http://www.stephendaitergallery.com/dynamic/artist.asp?ArtistID=69

 

 

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